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Libero Professionista o Precario???
Questa mattina ho letto sul blog di Beppe Grillo, la sua introduzione al libro "Schiavi Moderni" che tratta della brutta storia de precariato in Italia.
Cito una frase:
Lavoratori dipendenti si sono trasformati in imprenditori con partita Iva, senza soldi e senza sicurezze. Lavoratori transbiagici. Una sottospecie di schiavi. Meno tutelati degli schiavi sudisti.
Leggendo queste parole mi domando, non senza un po' di preoccupazione: Io sono un precario o un libero professionista?
Mi piace il mio lavoro e mi piace la mia posizione di consulente. Ho fatto il dipendente per alcuni anni, e potrei farlo anche adesso, ma non mi va. Riesco a esprimermi al meglio, con maggior entusiasmo come libero professionista.
Dovrebbe bastarmi come risposta. Ma in questo contesto storico così problematico, mi chiedo quale sia il confine tra precariato e libera professione. Quanto deve guadagnare un libero professionista per essere considerato tale?
Se penso alla mia situazione attuale, non ho minimamente paura del mio immediato futuro lavorativo, ma non mi sento certo tutelato qualora mi succedesse qualcosa. Allora mi paragono ad un dipendente, e mi rendo conto che nemmeno lui, di fronte a un grosso problema, per esempio di salute, sarebbe poi così tutelato: 6 mesi di tempo per guarire, altrimenti tanti saluti.
E non voglio parlare di pensione per non appesantire la discussione.
Oggi in Italia ci sono situazioni di precariato molto evidenti, e come contraltare ci sono migliaia di mantenuti statali che non meriterebbero nemmeno di mangiare e valutassimo quello che fanno.
In mezzo a queste realtà ci sono migliaia di persone che non sanno bene se sentirsi liberi professionisti, imprenditori o precari senza futuro.
Qual'è la risposta ai miei dubbi?
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quello che hai scritto sembra quello che volevo scrivere io, provengo da lavoro dipendente e sono 1 anno in libera professione, sono d'accordissimo su quello che scrivi , la realta' putroppo e' questa e non si smuove nulla, putroppo io credo che siamo nati in una generazione sfigata, io guardo i miei genitori quando erano giovani come noi e non avevano questo tipo di problemi, lavoro ce n'era, c'erano opportunita' per crearsi un futuro su basi solide, ma poi ho parlato anche con mia nonna per capire la sua generazione, mi ha detto che al suo tempo non c'era niente per nessuno, ma erano tutti alla pari ,per cui era diverso da come stiamo vivendo noi questa generazione, era difficile si, ma avevano cmq delle opportunita' ,riferite al loro contesto generazionale, che potevano dargli comunque delle opportunità per crearsi un futuro, mentre noi no... non so, non riesce a capire il perche' di questa situazione cosi' poco promettente per un giovane che non ha speranze, ci si sposa con tante belle speranze di metter su famiglia, ma con un futuro incerto.
... le ragioni ci sono.
Nel dopoguerra l'Italia ha vissuto il suo sviluppo economico. Le aziende avevano opportunità di nascere e crescere, e anche gli investitori stranieri trovavano in Italia, manodopera a basso costo.
Arrivato il benessere ovviamente la domanda di lavoratori si è spostata all'est con la conseguente ricchezza.
La stessa cosa sta succedendo in Spagna, ma con una piccola grande differenza: durante il loro sviluppo economico, gli spagnoli hanno investito in ricerca, sviluppo e infrastrutture. Oggi sono tra i più potenti paesi europei.
In Italia invece, si sono mangiati tutto quello che era possibile mangiare, senza investire o pensare al futuro del paese.
Oggi noi ne paghiamo le conseguenze.
Negli anni 80 tutti i paesi europei invidiavano la nostre infrastrutture le nostre telecomunicazioni, le nostre ferrovie, l'Alitalia etc. etc.
Oggi tutte queste realtà sono carrozzoni politici senza futuro che manteniamo noi con i nostri soldi.
Nonostante questo spendiamo al di la di quello che possiamo permetterci ingrassando banche. finanziarie e assicurazioni.
Gli stipendi sono inferiori alla media europea, ma i costi dei vari servizi sono tutti più alti oppure paragonabili a quelli inglesi, dove però gli stipendi sono proporzionati.
sono capitato nel blog per caso. Noto che è pieno di reliquie di beppe grillo e quindi immagino la simpatia verso la persona. Sul precariato posso solo dire che è dura andare avanti e forse che le vecchie volpi (professionisti con molti anni sulle spalle)dovrebbero sgombrare un pò il campo perchè sono loro che si accaparrano tutti i lavori più interessanti e con loro i guadagni più comodi.
Sono perfettamente d'accordo. Non si può però obbligare nessuno. Dovrebbe essere il mercato a "svegliarsi".
Su Beppe non sbagli.
Sono arrivato per puro caso al "libero professionista o precario".
Io credo molto nella libera professione (ci ho pure scritto un libro), ma devo dire che il sistema italiano non la facilita per nulla, anzi che ostacola l'accesso dei "piccoli e nuovi": a parole c'è il libero mercato, di fatto ognuno cerca di tenersi le sue nicchie. Insomma, siamo liberali solo a parole..........
Permettimi di dirti che non concordo con la tua frase "....ci sono migliaia di mantenuti statali che non meriterebbero nemmeno di mangiare .....". E' una frase retorica, che non solo fa offesa a chi la dice, ma pure ipersemplifica una visione che così banale non è. Come dire che "gli zingari rubano i bambini", "i siciliani sono mafiosi" e...."i liberi professionisti evadono le tasse"...(appunto!).
Tutti quelli che lavorano hanno dignità e quelli che lo fanno nel pubblico, a maggior ragione, dovrebbero averla più grande per via del fatto che l'utile perseguito va a vantaggio della comunità.
Ciao Ugo,
sono d'accordo con te e accetterei senza ribattere se io avessi scritto: "gli statali non fanno nulla e sono mantenuti", ma io ho scritto che "ci sono migliaia di mantenuti statali" e questo è un fatto.
La frase generica sarebbe stato un errore, che fortunatamente però non ho commesso.
E' di attualità l'azione dell'attuale governo al fine di arginare questo problema.
Non concordo nemmeno sulla frase:
perché le azioni che svolgono sono ricompensate con uno stipendio.
Inoltre anche il lavoro dei privati va a vantaggio della comunità con il pagamento dei tributi.
I tempi delle frasi fatte, ti do ragione, sono finiti, ma sono anche finiti i tempi del buonismo forzato.