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...e non ho l'abito adatto
Non ho avuto il coraggio di scrivere nell'oggetto di questo post il titolo completo del libro di Cristina Piga: "Ho il cancro e non ho l'abito adatto".
Ho avuto paura per le persone che mi leggono via RSS. Leggendo un soggetto del genere a chi mi conosce gli sarebbe venuto un colpo.
Ha ragione Cristina che molti di noi fingono che questa malattia non esista e preferiscono non parlarne. Intacca la nostra voglia di vivere di essere sani e belli. Ma la cosa più intelligente forse, è proprio parlarne.
Quando morì mio padre, lui non di cancro, altri tre suoi amici nel giro di qualche mese ci lasciarono. Loro tutti di tumore. Era il 2001.
Leggevo le statistiche riportate nell'ultima pagina di questo libro: oggi il cancro è la seconda causa di morte dopo le malattie cardiovascolari.
Ebbene, è una realtà e nasconderla dietro ad una apparente quanto labile idea di salute non aiuterà la nostra specie.
Cristina è riuscita a raccontare la sua esperienza con ironia, permettendo anche ai più fifoni, come me, di affrontare seppur per un attimo l'argomento. Ho faticato a prendere sonno perché la mia mente si è soffermata sul pericolo raccontato e non sulla storia dell'autrice alla quale invidio la forza e il coraggio che ha dimostrato affrontando la malattia e soprattutto raccontandola a tutti noi.
Di cuore la ringrazio per questa piccolo (sono meno di 100 pagine e gli editori non hanno mancato di farglielo notare) grande atto di forza nei confronti del destino. Ringrazio inoltre tutti i medici e i paramedici che ogni giorno affrontano questo terribile incubo assieme a tutti i malati.
Leggetelo!
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“ORECCHIE DI ELEFANTE ovvero il cancro che ho sconfitto”
http://www.airc.it/cura-del-tumore/lorenzo-38anni-tumore-al-testicolo.as...
libro assolutamente scialbo, pubblicato e portato in alto solo grazie agli uffici stampa
quanto prendi dai politici per dire così?
... e perchè dovrei prendere soldi dai politici, non so nemmeno da che parte sta l'autrice!
Forse tu lo sai e per questo te la prendi?
Ho letto con interesse il libro di Cristina, vorrei tanto contattarla.
Ho vissuto e sto vivendo la sua esperienza, mi rispecchio nel suo liro più che mai.
Il cancro mi ha colpito 5 anni prima di lei, a 40 anni. Non ho mai voluto avere l'aspetto della malata. Ho sopportato tutto con il sorriso sulle labbra. Da sola: perchè mio padre era morto da poco e, a mi madre non ho potuto dire che la sua unica figlia poteva a sua volta andarsene per sempre; perchè a differenza di Cristina, il mio compagno mi ha lasciato: "si vive una volta sola" è stato il suo commento. E' vero si vive una volta sola. Sono per la qualita e non per la quantità della vita. A vedermi sembro il ritatto della salute (tutto finto: abbronzata grazie alle lampade uva, capelli grazie alle extencion, trucco perfetto grazie a quello tatuto, ecc..).
A distanza di qualche anno, dopo cure invasive, metastasi e ancora cure e cure che, se tutto andrà bene finirò nel 2010, maledico di essere sopravvissuta.
Perchè?
Perchè quando torni a fare quella che è la vita "normale" dove tu vuoi essere normale, li iniziano i guai.
Le metastasi non sono quelle del cancro, le vere metastasi sono i colleghi i datori di lavoro che ti incolpano di esserti ammalata. E visto che non ti ha ammazato il cancro, cercano di farlo loro il mobbing più sfrenato e ti fanno chiedere: "perchè devo soffrire per curarmi, se poi devo soffrire per vivere?"
Abito e lavoro nella Repubblica di San Marino, un posto stupendo, dove però non esiste una legge sul mobbing.
Caro Roberto, non bisogna avere paura di parlare di cancro, far finta che non esiste. Chi ne è stato colpito, non ha fatto nulla di male per meritarselo. Più se ne parla, più lo si esorcizza, più si capiscono i bisogni e si sentono le urla silenziose di chi chiede aiuto e non sa dove trovarlo.
Meris
Ho letto con interesse il libro di Cristina, vorrei tanto contattarla.
Ho vissuto e sto vivendo la sua esperienza, mi rispecchio nel suo liro più che mai.
Il cancro mi ha colpito 5 anni prima di lei, a 40 anni. Non ho mai voluto avere l'aspetto della malata. Ho sopportato tutto con il sorriso sulle labbra. Da sola: perchè mio padre era morto da poco e a mi madre non ho potuto dire che la sua unica figlia poteva a sua volta andarsene per sempre; perchè a differenza di Cristina, il mio compagno mi ha lasciato: "si vive una volta sola" è stato il suo commento. E' vero si vive una volta sola, ma com'è dura combattere da sola!
Sono per la qualita e non per la quantità della vita. A vedermi sembro il ritatto della salute (tutto finto: abbronzata grazie alle lampade uva, capelli grazie alle extencion, trucco perfetto grazie a quello tatuto, ecc..).
A distanza di qualche anno, dopo cure invasive, metastasi e ancora cure e cure che, se tutto andrà bene finiranno nel 2010, maledico di essere sopravvissuta all'intervento.
Perchè?
Perchè quando torni a fare quella che è la vita "normale" dove vuoi essere normale, li iniziano i guai.
Le metastasi non sono quelle del cancro, le vere metastasi sono i colleghi i "datori" di lavoro che ti incolpano per esserti ammalata. E visto che non ti ha ammazato il cancro, cercano di farlo loro con il mobbing più sfrenato e ti fanno chiedere: "perchè devo soffrire per curarmi, se poi devo soffrire per vivere?"
Abito e lavoro nella Repubblica di San Marino, un posto stupendo, l'antica terra della libertà, dove purtroppo non esiste una legge sul mobbing.
Caro Roberto, non bisogna avere paura di parlare di cancro, far finta che non esiste. Chi ne è stato colpito, non ha fatto nulla di male per meritarselo. Più se ne parla, più lo si esorcizza, più si capiscono i bisogni e si sentono le urla silenziose di chi chiede aiuto e non sa dove trovarlo.
Il 2007 è l'ano delle pari opportunità, dovrebbe esserlo anche per chi è un malato oncologico, ma a chi chiedere aiuto? Anzi da chi avere delle risposte per essere tutelati?
Meris
E' un libro inutile, ma d'altronde in italia tutti scrivono e nessuno legge! Mi dicono che è stato pubblicato solo perchè è persona imparentata bene e dispone di ottimi uffici stampa. Consiglio di regalare i soldi dell'acquisto x la ricerca sul cancro: è meglio.
l'hai letto oppure è un giudizio per partito preso?
L'ho letto e poi anche riletto. E non ci ho trovato nulla.
Sembra un quaderno di appunti scritto con la paura che qualcuno possa scoprire veramente la tua anima. Non dico che dovesse dire i nomi e i cognomi delle persone, si può parlare di qualcosa anche senza mettere gli altri in piazza. Dico solo, ed è ovviamente una opinione personalissima, che l'autrice non si è raccontata. Ha tenuto per se la sostanza di ciò che ha provato. E' legittimo, ma allora perche scriverne un libro?
penso che bisognerebbe comprarlo e leggerlo gia' soltanto per sentirsi piu' vicini a quelle persone coraggiose che affrontano questo male bastardo a me personalmente ha portato via una zia anzi la zia lo temo questo male lo odio,ancora non ho preso il libro ma lo faro' per la protagonista per solidarieta' qualsiasi cosa ci sia scritto...meglio di tanti altri libri inutili e' la realta' e' il male che toglie e basta non ci si puo' confrontare